) allorché furono tagliate le forniture petrolifere a quei paesi che avevano sostenuto Israele in primo luogo gli Stati Uniti. Questa guerra fu la scintilla che indicò la strada all’OPEC la quale prese le redini dell’iniziativa sul mercato petrolifero mondiale. Il prezzo del petrolio salì a 5,11 dollari e la spinta dei prezzi verso l’alto proseguì fino a raggiungere nel luglio del 1977 i 13,30 dollari al barile.
La rivoluzione iraniana e la guerra Iran-Iraq sono express l’altra fiammata che ha aperto la strada all’epoca d’oro dell’impero dell’OPEC. Il mercato petrolifero assistette infatti ad una contrazione senza precedenti ed i paesi industrializzati che contribuivano al 75% del consumo annuo mondiale di petrolio insieme alle grandi compagnie petrolifere si avventarono sul mercato per accrescere le proprie riserve petrolifere. Crebbe il ruolo degli speculatori. Tutto ciò fece sì che il prezzo del petrolio sfondasse la barriera dei 40 dollari al barile per la prima volta nella storia tra la fine del 1979 e l’inizio del 1980.
Con la fine del 1981 le quotazioni del petrolio ripresero a scendere gradualmente a seguito delle contromosse prese nei confronti dell’OPEC quando la saggia politica di emancipazione pianificata dai paesi industrializzati per colpire l’organizzazione ebbe come risultato una continua discesa dei prezzi fino a raggiungere nel marzo 1986 i 10 dollari al barile. Si scese poi a quota 7 dollari nel corso dello stesso anno registrando così il più grande calo nella storia dei prezzi del petrolio.
L’invasione irachena del Kuwait nell’agosto del 1990 salvò dal baratro le quotazioni petrolifere innalzandole dai 12 dollari fino a circa 36 dollari al barile. Dopo la book della tempesta che venne scatenata contro l’Iraq i prezzi ripresero a scendere giungendo ai 13,5 dollari al barile nel 1994 per finire poi sotto i 10 dollari all’inizio del 1998 ovvero ad una quotazione simile a quella che il petrolio aveva nel 1986.
La tendenza si invertì nuovamente agli inizi del nuovo millennio sfondando il muro dei 30 dollari nel 2000 dopo che i paesi membri dell’OPEC si erano accordati su una riduzione della produzione ma i prezzi ripresero a scendere nello stesso anno ed il greggio dell’OPEC arrivò a quota 21,64 dollari. Poi a seguito della ridotta produzione dell’OPEC il petrolio risalì a quota 29 dollari nel febbraio del 2001.
Ma il grande balzo dei prezzi petroliferi che aprì l’epoca d’oro del petrolio si ebbe con l’inizio delle guerre del signor Bush contro l’Afghanistan e contro l’Iraq. E fu in particolare l’attacco scatenato contro questo paese arabo (l’Iraq) di cui il presidente americano avido di guerre causò la rovina ad infiammare la crisi mondiale dei prezzi petroliferi i quali cominciarono a schizzare verso l’alto sulla base di una spirale di influenze reciproche che si intrecciavano con le cause stesse di questa crisi: in primo luogo le guerre ed i conflitti internazionali e poi l’inflazione le speculazioni ed il calo del dollaro – la valuta con cui i paesi produttori (purtroppo) quotano il petrolio – nei confronti delle altre valute.
Dunque numerosi fattori contribuirono a determinare questo storico balzo dei prezzi del petrolio partendo dall’occupazione dell’Iraq passando per i successivi sviluppi di questa occupazione – che ebbe luogo a dispetto dell’ONU e del suo Consiglio di Sicurezza ed in violazione della legalità internazionale lasciando go pesante eredità un aumento continuo dei prezzi – proseguendo poi con l’ulteriore contributo all’andamento verso l’alto delle quotazioni petrolifere che fu rappresentato dalla devastante guerra israeliana contro il Libano tra il luglio e l’agosto del 2006 e completando il quadro con la ratifica da parte del parlamento turco di una possibile penetrazione militare in Iraq e con la mobilitazione di 100.000 soldati turchi ai confini con l’Iraq. Mercoledì scorso gli aerei turchi hanno cominciato a bombardare le postazioni del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) in coincidenza con una penetrazione di forze terrestri turche all’interno dell’Iraq al fine di scovare i ribelli curdi.
Ciò ha avuto delle ricadute sul prezzo del petrolio che ha oltrepassato quota 90 dollari al barile a causa della paura dei mercati per una possibile interruzione delle forniture provenienti dai campi petroliferi del nord dell’Iraq paese che esporta il 20% della propria produzione petrolifera attraverso la vicina Turchia. In quest’area passano gli oleodotti provenienti dall’Iraq dall’Iran e dal Mar Caspio e se il conflitto dovesse allargarsi il PKK potrebbe inserire fra i suoi obiettivi quello di distruggere le condotte e le installazioni petrolifere. Ciò si rifletterebbe sugli approvvigionamenti di gas e di petrolio e dunque sul prezzo del petrolio che si è effettivamente triplicato da quando le forze anglo-americane hanno occupato l’Iraq.
Se nella regione mediorientale ed in particolare nella regione del Golfo Persico – la riserva mondiale di petrolio – dovessero proseguire le guerre i conflitti e gli attacchi terroristici (come tutti i segnali lasciano presupporre) il prezzo del petrolio schizzerà verso l’alto verso quota 100 dollari al barile e forse anche al di sopra di questa cifra. Il segnale più importante è certamente la guerra di Ankara contro i ribelli curdi poiché sebbene la Turchia non sia un paese petrolifero essa è un passaggio importante che permette ad una importante quota di petrolio e di gas di attraversare il proprio territorio per giungere alle sue città portuali […].
Dunque che cosa accadrebbe se scoppiasse un conflitto armato fra l’Occidente guidato dagli USA e l’Iran sulle acque del Golfo Persico? Questa guerra Bush l’ha annunciata in anticipo ed ecco che Cheney – il leader guerrafondaio – l’ha confermata domenica scorsa con il suo discorso al Washington Institute for Near East Policy quando ha detto: “Il regime iraniano deve sapere che se continuerà con le sue politiche attuali la comunità internazionale è pronta ad infliggergli conseguenze pesanti” aggiungendo che il suo paese ed i paesi alleati non permetteranno all’Iran di entrare in possesso dell’arma atomica.
Ecco allora che la grande rivoluzione dei prezzi alzerà la testa toccando la soglia dei 150 dollari al barile ed arrecando seri danni all’economia ed allo sviluppo mondiale. La guerra fra l’Iran e l’Occidente se dovesse verificarsi farà ciò che la guerra in Iraq ha già fatto e continua a go continuando a gettare un’ombra sul mercato petrolifero mondiale.
Non vi è dubbio che il problema della minore produzione delle raffinerie americane la crisi dei mutui immobiliari che ha devastato l’economia americana – mentre i debiti delle banche commerciali americane hanno raggiunto i 280 miliardi di dollari a seguito di questa gravissima crisi – il calo del dollaro ed altre concause hanno avuto la loro influenza sull’innalzamento dei prezzi petroliferi ma tale influenza non è certamente paragonabile a quella delle guerre e del caos politico internazionale.
E’ questo che ha spinto alcuni ad interrogarsi sulle vere ragioni dell’aumento dei prezzi sebbene il mercato petrolifero mondiale sia stabile ed anzi l’offerta superi la domanda tanto che alcuni paesi dell’OPEC cercano acquirenti del loro petrolio ad oriente e ad occidente. Inoltre l’OPEC ha deciso di aumentare la.
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